Storia dell’Artiglieria

BREVE STORIA DELL’ARTIGLIERIA RIGATA

I mezzi di offesa per lancio lontano risalgono quasi all’inizio della civiltà ossia quando apparvero mezzi o strumenti particolari in grado di lanciare a distanza oggetti di vario genere capaci di arrecare danno al nemico. Si ha notizia che nel quarto secolo dopo Cristo furono utilizzate di macchine da getto dalle legioni romane allora ritenute potenti proprio per l’utilizzo di tali mezzi. Inoltre le macchine utilizzate nel medioevo quali le catapulte e le grandi balestre sono da considerarsi come derivate dalle macchine romane. Tuttavia quelle macchine che usavano la gravità e che lanciavano oltre alle pietre un po’ di tutto compreso il fuoco, sono di origine orientale. È possibile sostenere che il vero precursore delle artiglierie è il “fuoco greco” detto anche fuoco marino.
Esso era costituito da una miscela di zolfo e calce viva che si infiammava a contatto dell’acqua emettendo molto fumo e rumore unito a pessimi odori, tale mezzo fu utilizzato con notevole successo dai greci prima e poi dai musulmani contro i crociati. Esso fu molto adoperato nelle battaglie navali lanciato con catapulte o con tubi o sifoni metallici secondo il principio dei razzi, e risultava molto efficace perché le navi erano di legno. Nel 900 d. c. venne usato anche contro le città perché la miscela utilizzata era variata nella composizione con l’aggiunta di salnitro che incrementò notevolmente la sua efficacia.
Tale composizione, pur non potendo essere considerata “artiglieria” è stata senza dubbio alla base per lo sviluppo delle bocche da fuoco e dei razzi. Dall’ordigno citato precedentemente derivò la “polvere nera” composta da carbone, zolfo e nitrato di potassio che influenzò notevolmente i combattimenti e la vita dell’uomo. Di fatto venne utilizzata non come mezzo incendiario ma come mezzo per dare impulso al lancio di oggetti offensivi. Non si sa chi per primo utilizzò la polvere nera, molti storici lo attribuiscono ai cinesi dal X al XII secolo. Inizialmente fu utilizzato per feste religiose, il forte rumore doveva cacciare gli spiriti cattivi.
Tuttavia restava il problema principale che era costituito dalla necessità di imprimere energia verso una unica direzione evitando ogni forma di dispersione. Furono così costruiti dei “tubi” di metallo principalmente di ferro, che di fatto furono le prime bocche da fuoco di piccolo calibro, disposte su sostegni di legno. Successivamente vi fu una notevole evoluzione non solo delle bocche da fuoco ma anche delle cariche di lancio e dagli oggetti da lanciare, evoluzione che permane ancora oggi.
Le motivazioni della evoluzione sono moltissime e legate strettamente alla ricerca scientifica in moltissimi campi, compresa la mobilità e l’economicità del mezzo. Inizialmente le artiglierie furono di piccolo calibro, ma per conquistare le città fortificate i calibri crebbero notevolmente, si ha ricordo di bombarde da 595 cm. per cui si svilupparono artiglierie secondo gli scopi da conseguire, inoltre si ebbe anche la sostituzione del ferro con il bronzo.

Una prima classificazione delle artiglierie fu la seguente:

  • la bombarda era di uso generale e di dimensioni diverse per cui tale nome fu attribuito a qualsiasi specie di bocca da fuoco;
  • la spingarda era usata come artiglieria da fortezza;
  • la colubrina era il cannone pesante;
  • il falcone era una versione più evoluta della colubrina;
  • lo smeriglio era una bocca da fuoco minuta utilizzata in campagna ed in montagna;
  • il cannone era una bocca da fuoco abbastanza lunga e tale denominazione è rimasta fino ai nostri giorni.

Lo sviluppo dei vari tipi di artiglierie ebbe un notevole impulso dalla metà del 1400 fino a oltre la metà del 1500 per merito del Signore di Ferrara e di Modena, il duca Alfonso d’Este, che curò e perfezionò l’arte di fondere i metalli per le bocche da fuoco. La sua artiglieria divenne presto celebre in Europa anche perché la impiegò con il criterio della massa.
Tuttavia esisteva ancora il problema del caricamento anche se verso il 1300 era apparso un sistema di caricamento “retrocarica” per le bombarde che erano costruite in due pezzi di cui uno conteneva la carica di lancio. Tale retrocarica non ebbe successo poiché l’uscita posteriore dei gas non era impedita, e solo dopo la metà del 1800 tale importante problema fu risolto.
Altro problema che si pose fu la mobilità, il primo impiego di artiglieria mobile fu realizzato da Bartolomeo Colleoni, che nel 1467 nella battaglia di Molinella contro Federico da Montefeltro, schierò colubrine, spingarde e bombarde montate su carrette al seguito delle fanterie. Altro impiego quasi simile fu fatto dal re di Francia Carlo VIII in Italia nel 1494. Tuttavia la prima sostanziale innovazione per la mobilità risale proprio al 1400 perché le bocche da fuoco furono dotate di “orecchioni” in modo tale da poter essere poste su affusti con ruote. Altro elemento importantissimo nella prima metà del 1500 furono gli studi sulla traiettoria in particolare alcune intuizioni di Leonardo da Vinci e di Nicolò Fontana detto Tartaglia che confermò che la traiettoria era curva e non rettilinea e che la gittata massima si raggiungeva con un angolo di 45°. Inventò anche un congegno detto quadrante per dare le diverse inclinazioni alla bocca da fuoco, tutto ciò fu frutto di studi esclusivamente Italiani. Per tali sviluppi l’Artiglieria diveniva una forza come la fanteria e la cavalleria. Inoltre nel XV secolo fu sviluppato l’impiego di bombe e di palle sia scoppianti che incendiarie ed illuminanti, spesso erano palle di ferro mentre il piombo per i proietti restò utilizzato per le armi portatili.

Nel 1600 divenne necessaria una nuova catalogazione delle artiglierie in base al peso del proietto e fu la seguente:

  • cannoni con palle da 12, 14, 25, 30, 40, 60, 100 e più libbre;
  • cannoni con palle di pietra fino a 250 libbre;
  • colubrine con palle da 4 fino a 100 libbre; il loro traino era fatto con animali anche buoi, tanto che per una colubrina da 60 libbre occorrevano 20 buoi.

Da Galileo e da Torricelli fu dato ulteriore impulso allo studio della traiettoria, in particolare considerando la resistenza dell’aria fino ad allora totalmente trascurata. Torricelli trovò anche un sistema matematico per la costruzione grafica della traiettoria. Pertanto lo sviluppo dell’industria dei metalli e delle polveri scoppianti e propulsive determinò la separazione della costruzione dei sistemi d’arma da quello del loro impiego, per cui l’Artiglieria divenne una arma. Sorsero allora, in molte parti d’Italia, ed in particolare in Piemonte e nel regno delle due Sicilie, con il contributo e la partecipazione di personaggi di notevole valore scientifico, arsenali e fabbriche per la costruzione dei proietti e delle cariche di lancio. Per il loro sviluppo fu determinante e prevalente il contributo di matematici e di scienziati interessati a tale specifico settore.
Tra quelli da ricordare è Bertola Giuseppe Francesco Ignazio nato a Tortona nel 1676. Ignazio da luogo tenente colonnello di fanteria e generale di fanteria nel 1754 fu anche architetto militare. Le fortificazioni da lui curate furono il forte della Brunetta in Valle Susa, il forte di Finestrelle, il forte Tre Denti e quello di Exilles e la cittadella di Alessandria. Inoltre fu il fondatore della scuola di Artiglieria di Torino e realizzò, come ingegnere militare, un materiale di artiglieria scomponibile in sei carichi da soma per l’impiego in montagna.
Un ulteriore ed importantissimo sviluppo della artiglieria fu dovuto al Generale Giovanni Cavalli. Questi era nato a Novara il 28 luglio del 1808 e nel 1818 era entrato nella regia accademia militare di Torino dove ebbe modo di esplicare la sua predisposizione per gli studi di matematica e meccanica, tanto che nel 1826 fu promosso sottotenente allievo assistente del professore G. Plana, docente di matematica incaricato dell’insegnamento delle istruzioni pratiche di artiglieria. Cavalli si dedicò inizialmente al progetto per il caricamento dalla culatta delle artiglierie ad anima liscia, sperimentato nel 1832. Ma varie difficoltà tecnico-metallurgiche lo frenarono, anche per la forte opposizione, del duca di Genova, finché nel 1843, per decisione di Carlo Alberto, che aveva incoraggiato gli esperimenti, fu disposto che le bocche da fuoco in ghisa da ordinarsi in Svezia per l’armamento della piazza di Genova fossero costruite col nuovo sistema. Nel 1844 venne adottato il suo carreggio per l’artiglieria da campagna (presentato nel 1837 in qualità di membro di una commissione per lo studio dei materiali d’artiglieria, e rimasto in adozione fino al 1882) e quello per l’artiglieria da posizione (rimasto fino al 1914). Nella memoria del 1832 sulle artiglierie a retrocarica il Cavalli accennava anche alla “Artiglieria Cacciatori”.
Si trattava della concezione, attorno al cui progetto e perfezionamento lavorò a lungo, di un’artiglieria volante, che per un verso può essere ritenuta, come lo è stato, antesignana del cannone a tiro rapido quale fu poi sviluppato dagli studi di G. Biancardi e altri. In realtà si rispondeva ad un altro concetto ben preciso, lo sviluppo dell’intuizione napoleonica di una artiglieria, dotata di grande mobilità e velocità di fuoco, che nel quadro dell’impiego tattico unificasse il binomio di massa e fuoco dell’esercito.
La retrocarica rendeva possibile il servizio al pezzo con maggior speditezza, con cannonieri in minor numero e più raccolti; il nuovo affusto riduceva il rinculo semplificando ulteriormente il servizio, specie per il puntamento. Questa artiglieria, di cui si danno i dati del modello definitivo, era costituita da un carretto a due ruote di grande raggio (m 1,80), opportunamente studiate per assicurare la massima stabilità al tiro e al traino, sulla cui sala era imperniata la bocca da fuoco (calibro mm 86, peso kg 375; nell’ultimo modello era soppressa la vite di punteria sicché il servente puntava seguendo il bersaglio). Uno o due seggiolini consentivano ai serventi, due al massimo, di caricare il cannone restando seduti; un semplice timone permetteva l’attacco della pariglia per il traino della vettura-pezzo (peso, con due serventi montati, kg 980).
La bocca da fuoco restava un usuale cannone a retrocarica da campagna; dall’affusto era eliminato l’avantreno; le munizioni di immediato impiego (40 proietti) erano trasportate in cofani applicati all’incirca all’altezza della sala; la vettura-pezzo era completata da un carretto-cannone, pure a due ruote, che trasportava 100 proietti (peso kg 4,718 ognuno). Il rinculo era frenato, all’atto dello sparo che normalmente doveva effettuarsi a pariglia attaccata, dall’attrito delle ruote bloccate della vettura, dal peso di questa, e dallo sforzo dei cavalli accuditi dal conducente. Per molti anni il modello confermò i requisiti di semplicità, mobilità, celerità di manovra e di fuoco, ma non fu mai preso in seria considerazione: l’opposizione al Cavalli, che aveva nel duca di Genova Ferdinando di Savoia l’esponente principale, perché si preferiva un’artiglieria pesante anche se poco mobile.
Una sezione fu poi sottoposta a prova bellica (18 febbraio-20 marzo 1861) all’assedio di Civitella del Tronto, ma come artiglieria da posizione e non come artiglieria volante. Dal 1839 al 1845 Cavalli ebbe l’incarico dell’insegnamento di meccanica applicata nella ripristinata scuola d’applicazione d’artiglieria e genio. I suoi esperimenti e la soluzione della retrocarica avevano intanto avuto notevole risonanza; una memoria da lui presentata nel 1845 alla Reale Accademia delle scienze di Torino gli valse la nomina a socio nel novembre 1846. Allora in Svezia, presso le officine Wahrendorff ad Åker, alla fine del 1845 si provvedeva alla costruzione dei cannoni a retrocarica e delle altre bocche da fuoco ordinate dal Piemonte, per cui il Cavalli poté concretare il suo progetto di rigatura (rigatura a vento) delle artiglierie. Il 27 aprile 1846 un primo esemplare di cannone fu sottoposto alle prove di tiro; il risultato fu talmente brillante da richiamare in Svezia ufficiali di vari eserciti europei.

Il re di Svezia lo insignì della croce di cavaliere dell’Ordine della Spada (dicembre 1846); l’Accademia delle scienze militari di Stoccolma lo nominò socio nel febbraio 1847. In quello stesso anno uno dei maggiori esponenti dell’Accademia delle Scienze di Torino il chimico Ascanio Sobrero, insegnante di chimica applicata nelle scuole tecniche del governo scoprì la nitroglicerina, senza brevettarla, e in collaborazione con Giovanni Cavalli, docente all’Accademia Militare, introdusse la rigatura nei cannoni e ideò anche una macchina per rigarli. La sua invenzione ottenne poco credito nello stato maggiore piemontese e così fu costretto a fare i suoi esperimenti in Svezia ed in Inghilterra dove fu riconosciuto come primo vero inventore delle artiglierie rigate, a lui si deve anche lo studio e l’applicazione delle polveri progressive. Sostanzialmente la bocca da fuoco, in ghisa ad anima liscia, era solcata da due righe, diametralmente opposte ed elicoidali, per quasi tre quarti di giro. il proietto di ghisa, cavo per contenere la carica di scoppio, di forma aerodinamica cilindro-conica o ogivale, aveva lungo la parte cilindrica due alette, diametralmente opposte per l’incastro nelle righe, e due coppie di sporgenze dette guide. Alla funzione delle alette, di centramento e rotazione elicoidale del proietto, si univa quella delle guide, con cui si migliorava il centramento. Il peso del proietto era una volta e mezzo quello della palla sferica corrispondente, la carica di lancio era ridotta da un terzo a un decimo. La chiusura della culatta avveniva mediante un corpo a cuneo. Il tiro aveva così una precisione prima impensabile, inoltre la gittata era quadruplicata, e mediante la visibilità dello scoppio del proietto poteva essere continuamente regolata e determinata. Cavalli per i suoi progetti ebbe anche decorazioni straniere tra le quali la croce di ufficiale dell’Ordine della Torre e della Spada di Portogallo (settembre 1855), la croce di ufficiale dell’Ordine di Leopoldo del Belgio (luglio 1856), la croce di ufficiale dell’Ordine Mauriziano (settembre 1857). La partecipazione alla guerra del ’59 gli valse la croce d’ufficiale dell’Ordine della Legion d’onore di Francia (gennaio 1860). Promosso maggior generale nel febbraio 1860, fu nominato comandante generale dell’artiglieria delle regie truppe nell’Emilia. Nei quattro mesi di comando, riuscì a rimettere in produzione l’antica e abbandonata fonderia di cannoni di Parma, allargandone la lavorazione anche agli affusti ed ai materiali da carreggio.
Nel giugno 1860 fu chiamato a far parte del Comitato d’artiglieria, il centro studi dell’arma; nel 1861, per il particolare impulso di L. F. Menabrea, i suoi cannoni rigati entravano in azione, con decisiva influenza, agli assedi di Gaeta e di Messina.
Per i suoi meriti Cavalli, che aveva ricevuto la croce di commendatore dell’Ordine Mauriziano nel dicembre 1860, fu insignito anche della croce di commendatore dell’Ordine militare di Savoia (giugno 1861). Nel marzo 1862 fu promosso luogotenente generale, e decorato della croce di grand’ufficiale dell’Ordine Mauriziano. Altri riconoscimenti ricevuti furono la nomina a socio all’Accademia delle scienze, lettere e arti di Modena (gennaio 1862) l’Ordine imperiale ottomano del Megīdìyye (novembre 1862); la nomina a socio dell’Istituto d’incoraggiamento alle scienze naturali di Napoli (febbraio 1863) l’Ordine di S. Anna di Russia (autorizzazione: novembre 1866).
Nell’aprile 1865 il C. divenne comandante della Regia militare accademia di Torino; nel 1866 elaborò, in una memoria per il Comitato d’artiglieria, gli studi di base per l’adozione del tipo ottimale di fucile a retrocarica per la fanteria.
Nel 1870 per una grave malattia cardiaca lasciò l’incarico nel Comitato d’artiglieria, e nel luglio 1879, fu collocato nella riserva. Il Cavalli morì a Torino il 23 dic. 1879.

Cap. CARLO PORCELLA

BIBLIOGRAFIA

Sprachen Literaturen Kulturen di Federico Navire edizione Peter Lang

Storia dell’Artiglieria del Gen. Antonino Mozzicato – Anarti Bracciano

Dizionario Biografico Treccani: Giovanni Cavalli

Dizionario Biografico Treccani: Sobrero Ascanio

Dizionario Biografico Treccani: Bertola Giuseppe Francesco Ignazio


L’ARTIGLIERIA RUSSA: “BOG VOINY IL DIO DELLA GUERRA”